Quando il colesterolo buono diventa cattivo

Si fa un gran parlare di colesterolo buono HDL e colesterolo cattivo LDL, ma il primo è davvero così benefico?

Al Congresso della Società europea di cardiologia è stato presentato uno studio americano che dimostra come alti livelli di HDL siano dannosi per il cuore.

I ricercatori della Emory University School of Medicine di Atlanta, hanno infatti scoperto che quando le lipoproteine ad alta densità (da cui la sigla HDL) oltrepassano la soglia dei 60 milligrammi per decilitro di sangue (mg/dL), si assiste all’aumento del 50% del rischio di infarto e attacchi cardiaci mortali, rispetto a quando il loro livello è compreso fra 41 e 60 mg/dL.

D’altro canto, con bassi livelli di HDL (inferiori a 41 mg/dL) si ha una maggiore probabilità di sviluppare aterosclerosi e altre malattie cardiovascolari, questo perché la presenza di lipoproteine ad alta densità contribuisce a rimuovere il colesterolo in eccesso e al suo naturale smaltimento attraverso il fegato.

L’indagine sulla relazione fra vari livelli di colesterolo HDL e il rischio di infarto e decesso, ha interessato circa 6.000 persone, prevalentemente cardiopatiche.

La ricerca ha dimostrato che se è vero che fino a una certa soglia, il colesterolo HDL svolge un ruolo protettivo nei confronti del cuore, riducendo il rischio di incorrere in problematiche cardiache, ad alti livelli diventa pericoloso.

Riepilogando i risultati dello studio, livelli di HDL compresi tra 41 e 60 mg/dL rappresentano la condizione ideale per la salute, livelli sotto i 41 mg/dL e sopra i 60 mg/dL sono invece situazioni estremamente pericolose.

Il colesterolo buono può dunque diventare cattivo, per questo motivo è importante tenerlo monitorato esattamente come si fa per quello LDL.

Dott. Fabio Fincati – https://www.cardiologia-fincati.eu/

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